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Publié le par Blogsarah

Non sono tanti i romanzi sulla Shoah.

 

Saggi storici, testimonianze di ex deportati, ma pochi romanzi.

 

Forse per rispetto verso le vittime, a cui si teme di fare un torto lavorando di fantasia sul più spaventoso orrore della storia.

 

Forse per il rischio concreto di scadere nel patetico.

 

Un romanzo che non cade in nessuno dei due errori è La chiave di Sarah di Tatiana de Rosnay. Click here :
http://www.ilreporter.com/articolo.aspx?LANG=ITA&IDCAT=2&IDART=1747&PAGE=1



La Chiave di Sarah, (Oscar Bestsellers, Mondadori, 2008)

 
paperback edition

È una notte d’estate come tante altre, a Parigi.

La piccola Sarah è a casa con la sua famiglia, quando viene svegliata dall’irruzione della polizia francese e prelevata insieme ai genitori.

Ha solo dieci anni, non capisce cosa sta succedendo, ma è atterrita e, prima di essere portata via, nasconde il fratello più piccolo in un armadio a muro che chiude a chiave. È il 16 luglio del 1942. Sarah, insieme a migliaia di altri ebrei, viene rinchiusa nel Vélodrome d’Hiver, in attesa di essere deportata nei campi di concentramento in Germania. Ma il suo unico pensiero è tornare a liberare il fratellino. Sessant’anni dopo, Julia, una giornalista americana che vive a Parigi, deve fare un’inchiesta su quei drammatici fatti che sono costati la vita a tredicimila persone, tra adulti e bambini. Mette mano agli archivi, interroga i testimoni, va alla ricerca dei sopravvissuti, e le indagini la portano molto più lontano del previsto. Il destino di Julia si incrocia fatalmente con quello della piccola Sarah, la cui vita è legata alla sua più di quanto lei possa immaginare. Che fine ha fatto quella bambina? Cosa è davvero successo in quei giorni? Quello che Julia scopre cambierà per sempre la sua esistenza. La chiave di Sarah è un romanzo di forte impatto emotivo che appassiona e commuove. Il passato e il presente si fondono in un racconto a due voci che ci svela cosa accadde realmente in quella tragica estate a Parigi, facendo luce su una vergognosa pagina della Storia.

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LA CHIAVE DI SARAH, TATIANA DE ROSNAY

"Ci sono molti spunti di riflessione nel libro della De Rosnay, non da ultimo che spesso la vita può sembrare un romanzo. E se a volte il romanzo e la vita sfiorano il melodramma, è ugualmente importante non dimenticare mai."

Questo è il link: http://www.stradanove.net/news/testi/libri-07a/lapic0605070.html 
"Tatiana de Rosnay, con questo romanzo altamente emotivo e toccante,ci induce ad attraversare l’atroce verità di questi fatti, attraverso gli occhi di Sarah,la piccola ebrea vittima innocente della malvagità umana e di Julia Jarmond, indomita giornalista americana che rovistando nella passata memoria, porta alla luce un segreto sconvolgente che diventa parte integrante e trasfigurante del suo vivere.Il passato e il presente, che fino a metà romanzo si susseguono a capitoli alterni fino a convergere in un’unica storia, ci portano, con indomabile forza trainante, ad una fondamentale presa di coscienza che ci chiede, attraverso la coltre del dolore inflitto e subito, di non dimenticare mai, perché l’oblio di ciò che accadde, non possa essere la nostra più immorale vergogna." sito di MIELEAMARO

La notte piu' lunga di Sarah nel luglio del 1942

Roma, 17 feb. - (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Un appartamento come tanti altri. Una famiglia parigina che cerca di sopravvivere durante la Seconda guerra mondiale. Una bambina che osserva il mondo che la circonda impaurita e preoccupata. Persone comuni colpite, loro malgrado, dalle leggi razziali e trasferite nei campi di concentramento. Sono questi gli elementi principali che la scrittrice Tatiana de Rosnay mette in scena nel suo romanzo ''Le chiavi di Sarah'', pubblicato dalla casa editrice Mondadori.

La notte del 16 luglio del 1942, dunque, Sarah viene svegliata da alcuni rumori provenienti dall'esterno. Alla porta d'ingresso della sua abitazione i poliziotti bussano con insistenza. Dopo aver fatto irruzione, gli agenti prelevano Sarah e la sua famiglia. ''Parigi, luglio 1942 - racconta Tatiana De Rosnay - La bambina fu la prima a udire che qualcuno bussava forte alla porta. La sua camera era la piu' vicina all'ingresso. Sulle prime, intontita dal sonno, penso' che fosse il padre che saliva dal suo nascondiglio in cantina. Ma poi, nel silenzio della notte, le giunsero voci dure e aggressive. Il padre non c'entrava per nulla''.

Insieme a molti altri ebrei la famiglia di Sarah viene portata nel campo di Velodrome d'Hiver. Sarah, pero', prima di finire nelle mani dei militari, riesce a mettere in salvo il fratello piu' piccolo. Lo salva da un destino terribile perdendo definitivamente le sue tracce. Trascorrono sessant'anni. Julia, una giornalista americana, analizza una vicenda in apparenza dimenticata per sempre. Mette mano agli archivi, interroga i testimoni oculari. Comincia a cercare i reduci. Nel corso delle sue indagini si misura anche con la storia di Sarah e, soprattutto, di suo fratello. Che fine hanno fatto i due bambini di una volta? Che cosa e' successo in realta' in quegli anni dolorosi? Le ricerche di Julia sono lunghe e approfondite e ottengono grandi successi. Con il suo libro Tatiana De Rosnay mette a nudo una delle pagine piu' tristi della Seconda guerra mondiale.

Cremona Online :

TATIANA DE ROSNAY in 'LA CHIAVE DI SARAH' (Mondadori; pp.324, 17.50 euro)) prende spunto dal terribile episodio francese del Velodrome d Hiver, il luogo di Parigi dove furono ammassati, da militi francesi collaborazionisti, gli ebrei, compresi i bambini, per essere consegnati ai tedeschi che li deportarono in Germania. Il racconto è affidato propria ad una bambina, Sarah, che riesce a sopravvivere a quell orrore e da Julia, giornalista americana che ripercorre per un reportage in occasione del Giorno della Memoria quel terribile episodio della storia francese. Sempre Mondadori manda in libreria.

"Con uno stile elegante e scorrevole l’autrice ci regala un romanzo di forte impatto emotivo, che commuove e fa riflettere sulla immane tragedia dell’Olocausto che ha colpito milioni di  persone solo perché ebree, ma anche sul silenzio e sull’indifferenza di coloro che hanno chiuso gli occhi dinanzi all’orrore e hanno reso possibile ai carnefici portare a termine il loro crimine. "

Giorgia Greco/Informatzione Correta.com

 

 

  LA CHIAVE DI SARAH Tatiana de Rosnay
Questo libro, che apparentemente parla di una piccola storia avvenuta nel '42 in Francia è in realtà ben altro.
Vi si trovano, infatti, in ordine sparso : la triste vicenda di una famiglia deportata nei campi nazisti, la loro bimba che salva il fratellino dal rastrellamento, chiudendolo in uno sgabuzinno che si rivelerà la sua tomba.
Il rimorso di Sarah per questo ed altri misfatti dei nazisti e dei francesi.
L'inizio di una nuova vita in U.S.A. dove si sposa ha un figlio ma, il ricordo, implacabile, la perseguita.
La giornalista, indimenticabile Julia, che deve, per il suo giornale, fare luce sui giorni bui di quel tempo.
E l'incontro finale di Julia col figlio di Sarah, che apprede tutto, poichè vuole sapere, e, alla fine la ringrazia, con le lacrime agli occhi, per aver svelato il terribile segreto che per tanti anni sua madre aveva portato in se.
Raramente ho letto qualcosa di più bello e toccante.

http://www.skylife.it/showCommentSet.do?pagina=1&articleid=40169

 

I vostri commenti

maria pia (30-01-2007)
La Chiave di Sarah, Tatiana de Rosnay/MONDADORI : Ho letto moltissimi libri sull'Olocausto: storia, saggistica, memorialistica, romanzi. Alcuni ottimi, altri interessanti, altri ancora di scarsissimo valore letterario ma di grande valore documentale: tutti terribili. Questo libro, questo romanzo è bellissimo. Bello nella struttura: due voci che parlano alternativamente, differenziandosi anche nei caratteri di stampa, a a capitoli alterni, fino a confluire in un'unica storia; bello nella ricostruzione: è vero che l'immane tragedia del Vel d'Hiv è cosa sulla quale i Francesi, in generale, ed i Parigini, in particolare, non amano soffermarsi, è verissimo che per ottenere notizie certe ed accurate bisogna avere un'enorme pazienza, e scavare, e scavare, e scavare: tutti, o quasi, rispondono con vaghi "non so, è passato tanto tempo, non ero ancora nato..."; bello nella lingua, sciolta, scorrevole, eppure ricca e particolare; bello nell'astrazione concretizzata dei caratteri nazionali, quello francese e quello americano; bello per la "pietas" che scorre a fiumi, ma che non diventa mai immagine patetica e lacrimevole; bello per la forza e il coraggio di persone comuni, e per l'abiezione e la vigliaccheria di persona altrettanto comuni. Leggetelo: vi arricchirà.
Voto: 5 / 5

http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&cc=YRH3OT70529Z2JX

 

  tats_mondadori.jpg

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